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Alcuni autori perdono la faccia su Google

Alcuni autori perdono la faccia su Google

Come anticipato da Matt Cutts, durante il suo intervento tenutosi lo scorso Ottobre al Pubcon 2013 a Las Vegas, Google ha applicato una riduzione del 15% al numero di rich snippet authorship mostrati nelle pagine dei risultati di ricerca.

Nel mese di Dicembre, Google ha introdotto degli aggiornamenti minori al proprio algoritmo, pensati per mostrare le informazioni sull’autore con relativa foto solo quando vi è una maggiore possibilità che queste siano pertinenti e interessanti con quanto ricercato. In base alla qualità, alla rilevanza dei contenuti e dell’autore, l’algoritmo del motore di ricerca può non mostrare il rich snippet authorship oppure mostrarlo con o senza foto dell’autore.

La direzione intrapresa dal motore di ricerca ha lo scopo di eliminare i contenuti di bassa qualità e dare risalto ai contenuti migliori e agli autori considerati interessanti e rilevanti nel loro settore di competenza. Gli autori che scrivono contenuti di alta qualità hanno maggiore possibilità di avere mostrato le proprie informazioni con l’immagine del profilo. Tuttavia, la visualizzazione dell’immagine non sembra essere influenzata solo dalla qualità personale, ma anche dall’autorevolezza (TRUST) del sito in cui sono pubblicati i contenuti. Infatti, secondo quanto ipotizzato da Dr. Peter J. Meyers di MOZ, lo stesso autore può avere mostrata la propria immagine per un sito/pagina e non averla per un altro.

La corretta implementazione del markup “Authorship” non garantisce dunque la visualizzazione delle informazioni autore, queste sono mostrate in base all’importanza dello stesso in un determinato settore.

Non preoccupatevi se avete perso la faccia su Google, non significa essere stati penalizzati o che i vostri contenuti siano necessariamente di bassa qualità. L’algoritmo ha affinato i processi di selezione attribuendo un peso diverso alle persone, posizionando meglio all’interno dei risultati di ricerca i contenuti degli autori che ritiene più autorevoli.

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Commenti

  1. Pingback: L’authorship è morta – IM*MEDIA Blog

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