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H{ack}TML 2018: un’esperienza emozionante raccontata con gli occhi di Davide, uno dei nostri dev

H{ack}TML 2018: un’esperienza emozionante raccontata con gli occhi di Davide, uno dei nostri dev

Html.it ha organizzato quest’anno un evento per celebrare il proprio 21° compleanno chiamato H{ack}TML 2018, un hackathon vero e proprio che ha visto 100 agguerriti developer provenienti da tutta Italia competere tra loro in una 36 ore full immersion tra coding, hacking, creatività e tanti validi progetti.

Tra i partecipanti anche il nostro Davide che, avendo superato la pre-selezione entrando di fatto a far parte dei 100 dev selezionati per l’evento, è tornato balbettante con l’adrenalina ancora in corpo per quello che aveva vissuto.

Felici di vederlo così non potevamo lasciarci sfuggire la storia di quei giorni in cui non abbiamo smesso, neanche per un secondo, di fare il tifo per lui.

Questo è il suo racconto riportato direttamente con i suoi occhi e le sue parole.

Memorie di un dev… ancora forti!

Per uno come me abituato al classico tragitto giornaliero casa-agenzia-casa, passare cinque giorni fuori in giro per l’Italia diventa in automatico un evento da raccontare.

Dopo tre giorni intensi passati a Milano in compagnia del buon Vincenzo (altro dev di IM*MEDIA) per seguire un interessantissimo corso su React, corro verso la stazione di Milano, direzione Roma, per recarmi presso la sede di EFM e partecipare all’hackathon organizzato da HTML.it, H{ack}TML.

Qui, ad aspettarmi, 36 ore consecutive di lavoro, senza neanche dormire, per sviluppare insieme ad un team, facendo leva sul machine learning, soluzioni disruptive in uno dei cinque differenti ambiti verticali su cui verteva l’hackathon: Smart Building & Energy, Smart Mobility, Media & Advertising, Sport & Wellness e Retail Innovation.

Appena arrivato, mi sono sentito, per dirla tutta, parecchio spaesato: non mi era mai capitato di partecipare ad un evento del genere. Ogni volta che avevo sentito parlare colleghi e amici che fanno il mio stesso lavoro di esperienze di questo tipo, avevo sempre provato tra me e me quel misto di entusiasmo per le emozioni che trapelavano dai loro occhi mentre me ne parlavano, accompagnato da un pizzico di invidia genuina che ti fa pensare “mannaggia, avrei voluto esserci anch’io!”.

Ecco: questa volta, c’ero davvero anch’io. E mentre ero ancora alla reception dell’EMF che cercavo di ambientarmi il prima possibile capendo cosa fare, vengo “braccato” da due ragazzi pugliesi, veterani di hackathon, che con i loro modi parecchio folkloristici – per intenderci: sorriso sulle labbra, battute per attaccare bottone, sole negli occhi e nel viso e altre simili cose del fare tipico di noi meridionali – mi “costringono” ad unirmi al loro team.

Cominciano i Talk e vengono descritti i cinque diversi ambiti di riferimento con descrizioni approfondite del significato di ognuno di essi.

Finiti i talk, si dà il via alla creazione dei team, ma vista l’esperienza dei due ragazzi di Gravina, il nostro si è già formato. Siamo pronti per affrontare la maratona!
Il “Be Insane Team” (questo il nome scelto) è composto da:

  • Davide Aloi
    Front end, interface developer 
  • Eleonora Angelillo
    Visual & product designer 
  • Flavio Cordari
    Electrical engineer 
  • Salvatore Defino
    Web developer 
  • Saverio Olivieri
    Web marketer 
  • Stefano Santarelli
    Business designer

È il momento delle consultazioni per decidere e comunicare all’organizzazione il nostro ambito di appartenenza.
Scegliamo di partecipare per la categoria “Smart Building & Energy” (eccolo spiegato nella foto qui sotto).

Il Team si riunisce e iniziamo a buttare giù una carrellata di idee che possano essere convincenti (e vincenti).

Le ore passano, ma tra una sigaretta, una risata e momenti di puro sconforto non riusciamo ancora a trovare un’idea che abbia basi solide su cui iniziare davvero a lavorare.

Finalmente, dopo ore e ore passate a confrontarci, riusciamo a mettere su un’idea che ci soddisfa e cominciamo a svilupparla incessantemente; un occhio alla presentazione, l’altro all’algoritmo pensato da Flavio e all’App sviluppata da me e Salvatore.

Il tempo scorre veloce: delle 36 ore che avevamo a disposizione rimane davvero poco e il Team raccoglie le ultime energie impegnando ogni singolo neurone per modificare ciò che non va e capire cosa manca ancora da ottimizzare.

Finiamo appena di definire gli ultimi aspetti del progetto quando il countdown sugli schermi di EFM scandisce la fine dell’hackathon e tutti i 14 team corrono a perfezionare la propria presentazione con l’obiettivo di fare colpo sulla giuria a cui verranno presentate.

Cominciano le presentazioni e il nostro Team viene chiamato come secondo davanti alla numerosa giuria per spiegare il progetto nei suoi aspetti principali.

La tensione è visibile sulle nostre facce mentre illustriamo parola dopo parola ciò che avevamo realizzato. Ci tenevamo davvero tanto a presentare al meglio il lavoro svolto in quelle intense ore trascorse insieme e in cui avevamo tirato fuori il meglio di noi.

Dopo aver finito, ritorniamo ai nostri posti commentando la performance e cercando di capire dalle espressioni e domande dei singoli membri della giuria se il nostro pitch era stato efficace oppure no.

Sentite e viste le presentazioni di ciascun team, si fa strada in noi la netta sensazione che la nostra sia stata tra le più convincenti.  

Finalmente, arriva il tanto atteso momento delle premiazione

… e…

il nostro Team si aggiudica il premio come miglior progetto della categoria “Smart Building & Energy”!

La gioia di quel momento è immortalata dalle facce sorridenti del Team.

Lo so, manco proprio io 🙁
Momento di assoluta tristezza.
Dopo aver lavorato per tutte queste ore, non ho purtroppo potuto assistere alla premiazione. Se lo avessi fatto, avrei perso l’aereo che mi avrebbe riportato a Palermo.


Sono tornato a casa e al mio lavoro abituale consapevole, felice e soddisfatto di un’esperienza assolutamente stimolante, vissuta spalla a spalla insieme a ragazzi veramente in gamba, che consiglio di vivere almeno una volta nella propria vita professionale di developer, e non solo.
Porto con me la forza che il gioco di squadra, anche tra persone che si conoscono appena, può dare!

 

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