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Sai che gli italiani sono i più tecnologici d’Europa?

Sai che gli italiani sono i più tecnologici d’Europa?

In occasione della Festa dell’Europa, celebrata annualmente il 9 maggio, abbiamo pensato di “festeggiare” il nostro Continente, con un report sullo scenario della comunicazione digitale e mobile a livello europeo.

Il dato interessante che è emerso riguarda proprio il nostro Paese, perché il popolo italiano risulta essere il più tecnologico d’Europa. Ma cosa vuol dire?

L’evoluzione tecnologica

Partiamo da un breve riepilogo delle tappe principali del percorso di evoluzione tecnologica e digitale degli ultimi 65 anni citando, per prima cosa, l’evento che ha sancito l’inizio dell’unificazione europea.

Il 9 maggio del 1950, il ministro degli Esteri francese Robert Shuman presenta quello che passerà alla storia come l’atto di nascita dell’Unione Europea: con la “Dichiarazione di Shuman” si pongono le basi per la costituzione di un’Europa unita e organizzata economicamente, al fine di mantenere relazioni pacifiche fra gli Stati che ne fanno parte.
Nel 1954, al Politecnico di Milano, l’Italia segna un primato da record: è il primo Paese europeo ad utilizzare il primo computer. Si tratta di un calcolatore del peso di ben 1,2 tonnellate, che arriva dagli Stati Uniti al porto di Genova e viene utilizzato prima da Pirelli e poi da Edison.

Nel 1957 viene lanciato il primo satellite russo “Sputnik” seguito, nel 1958, da quello americano “Explorer”. Ma è nel 1965, quando viene lanciato il primo satellite commerciale (noto con il nome “Early Bird”), che Europa e Nord America vengono collegate da 240 circuiti telefonici. Da quel momento in poi, i collegamenti telefonici crescono a dismisura e sorge l’esigenza di comunicare anche in “mobilità”: nascono così i primi “cordless”, anticipazione della successiva esplosione del numero dei telefoni cellulari.

Il 3 aprile del 1973, Martin Cooper, direttore della sezione Ricerca e sviluppo della Motorola, inventa il primo telefono cellulare e, nello stesso anno, la SIP lancia l’RTMI, il primo servizio di telefonia radiomobile in Italia.

Nel settembre del 1975, nasce il primo computer progettato per essere utilizzato in mobilità: l’IBM 5100, il primo computer portatile della storia. Otto anni dopo, nel 1983, l’Olivetti presenterà in Italia il suo primo portatile, l’M10.

Nel 1981, in Francia, nasce la rete di computer Minitel, la più grande al di fuori degli USA. E nel 1990 la SIP diventa il primo operatore cellulare europeo per numero di abbonati.

Nel 1991, nasce al CERN – Centro Europeo di Ricerca Nucleare – il sistema multimediale World Wide Web e, in Sardegna, viene realizzato il primo sito web italiano, secondo in Europa.

Il 3 dicembre 1992, l’ingegnere britannico Neil Papworth invia il primo SMS della storia – per mezzo di un computer e verso un cellulare – sulla rete GSM: il testo del messaggio era “Merry Christmas”.

Nel 1996 il numero di computer connessi ammonta a ben 10 milioni. Nel 2014 gli utenti di Internet sono circa 5 miliardi in tutto il mondo.

Advertising online

“In Europa, il mercato della pubblicità online vale oltre 24,3 miliardi”, titola un report di IAB Italia del 2014.
I dati relativi al Digital adv del Continente, diffusi da IAB Europe, riportano, infatti, un nuovo record per l’Europa che raggiunge quota 27,3 miliardi di euro spesi in investimenti online: mobile advertising e video advertising sono stati i fattori trainanti, con una crescita esponenziale. I paesi dell’eurozona che più sono cresciuti nell’ultimo anno sono Russia e Turchia, gli unici due paesi dell’area che hanno registrato una crescita sopra il 20%. La Gran Bretagna, invece, rimane il paese dell’Europa Occidentale con la crescita più alta, seguita da Austria, Norvegia e Italia che, nella classifica delle top ten per spesa, si è posizionata al quinto posto, confermandosi come mercato in crescita (del 13%, superiore alla media europea pari all’11,9%), raggiungendo un valore di mercato di 1,7 miliardi di euro.

Perché il popolo italiano è il più tecnologico d’Europa?

In un mondo dominato da smartphone, televisori ad alta definizione, computer portatili e tablet, i consumatori italiani spiccano per la propensione all’uso quotidiano delle tecnologie digitali, anche contemporaneamente e per usi differenti.
Secondo uno studio pubblicato dal Samsung Technomic Index, la popolazione italiana sembra essere quella più all’avanguardia, a livello europeo, nell’uso dei mezzi tecnologiciDa una panoramica sugli stili di vita delle persone in rapporto alla tecnologia, emerge quanto gli italiani siano disposti a pagare più di qualsiasi altro cittadino europeo per avere, prima di tutti, gli ultimi dispositivi tecnologici appena lanciati nel mercato. Infatti, fra gli italiani – che sembrano essere i più “tech savvy” anche rispetto alla media mondiale – il 43% si considera innovatore o “early-adopter” con una forte propensione a provare prodotti e servizi di ultima generazione, contro solo il 34% degli intervistati a livello globale.

In Italia – dove si possiedono in media 16 dispositivi per nucleo familiare, in linea con i 18 del resto d’Europa – la popolazione trascorre quasi un terzo del proprio tempo giornaliero (7,8 ore) utilizzando smartphone e altri device. Quasi il 50% degli italiani possiede un tablet che viene utilizzato fra le mura domestiche, a conferma del crescente ruolo di questo dispositivo mobile nella vita delle persone, un trend in linea con il resto d’Europa dove si registra una media del 53% di possessori. Fra tutti i mezzi tecnologici, infatti, il tablet emerge come un must have da regalare alle persone speciali, superiore a qualsiasi altro device digitale. Ogni giorno gli italiani dedicano almeno 4,7 ore del loro tempo medio a navigare in rete via laptop/desktop, e 2,2 ore accedendo via mobile. Un tempo medio molto alto, se pensiamo che in Germania non si raggiungono le 4 ore e che i francesi, per esempio, ne spendono 1,4 e gli inglesi solo 1,6 via mobile.

Italiani con smartphone sempre a portata di mano, tutti i giorni e ripetutamente nell’arco della giornata: un’estensione digitale di cui non si può fare a meno. A ben vedere non è quindi la quantità di dispositivi che si possiedono a fare la differenza, ma una generale curiosità, predisposizione e disponibilità a sostenere anche costi elevati, pur di essere “early adopter”.

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