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Vita da animation designer: Nino, IM*MEDIA e la sindrome di Stoccolma

Vita da animation designer: Nino, IM*MEDIA e la sindrome di Stoccolma

Classe 1980, della provincia di Trapani, segno zodiacale toro: Nino Lombardo, il nostro Animation Designer ci parla di sé e del suo lavoro.

Come inizia il tuo viaggio nel mondo del lavoro?

Ho intrapreso degli studi che differiscono dalla mia attuale professione. Mi sono diplomato in ragioneria e negli ultimi due anni di scuola ho capito che quello che stavo facendo in realtà non c’entrava nulla con le mie reali aspirazioni: amavo e amo il disegno e così ho cominciato a coltivare il mio talento. Ho così scelto un indirizzo pubblicitario e tra diversi percorsi di vita – ho fatto anche l’obiettore di coscienza! – non ho mai perso la voglia di sperimentare e mettermi alla prova. Un giorno sono venuto a conoscenza di IM*MEDIA grazie al racconto di un amico: l’agenzia era alla ricerca del cosiddetto “Flashista”, una figura professionale molto ricercata in quel momento. Senza pensarci ho inviato il mio cv, il contatto è stato immediato e già il giorno seguente chiacchieravo con Pillo.

I progetti di IM*MEDIA erano davvero interessanti, ma il più stimolante per me fu la realizzazione degli “advergame”: un progetto che si legava agli avvenimenti di attualità, politica e cronaca in base ai quali avrei dovuto realizzare un gioco digitale in flash che permetteva agli utenti di divertirsi con tutto ciò che succedeva nel mondo.

Era sicuramente un progetto molto grande, ma purtroppo portava via molto tempo e presto è stato abbandonato.

Durante il mio periodo di prova ho cominciato a realizzare banner per siti web ed immagini in flash, ma il mio destino era segnato: l’illustratore che lavorava in quel momento da IM*MEDIA si era trasferito a Roma e così ho preso il suo posto. Il primo cliente per il quale mi sono approcciato in qualità di illustratore è stato Kinder, con il quale ho potuto finalmente sperimentare e mettere alla prova le mie capacità, ho progettato dei giochi, ma la difficoltà più grande era l’esame finale: purtroppo i tester erano chiaramente i bambini e se non si divertivano loro era un problema.

Queste realizzazioni mi hanno dato la possibilità di confrontarmi con i grandi obiettivi di un’azienda: il progetto, la consegna, ma soprattutto il saper mettere alla prova le proprie capacità e i propri limiti, e questa cosa mi piaceva.

Qual è il tuo ruolo in agenzia?

Il mio ruolo, almeno da quello che si legge dal biglietto da visita è Animation Designer, ossia colui che anima la grafica su tutti i dispositivi, ma è pur vero che sono anche un illustratore.

Pro e contro del tuo lavoro?

C’è un episodio simpatico dal quale posso partire per individuare i contro di questo mestiere: una volta una signora sull’autobus mi chiese che lavoro facessi, per semplificare la risposta le ho risposto che lavoravo in un’agenzia di comunicazione, entusiasta mi dice: “Bellissimo, sei un pubblicitario come quelli dei film”.

Ecco, questo è decisamente un contro del mio lavoro, la gente comune alla parola pubblicità immagina un lavoro più sullo stile Mad Men durante il quale si cerca e si trova un’idea geniale. Be’, in parte c’è anche questo, ma la cosa più bella è che non si tratta soltanto di trovare un’idea creativa che funzioni. Tutto il lavoro è molto stimolante, non fai mai lo stesso lavoro, non ti annoi, devi essere tecnico ma creativo e nel mio caso il tutto è amplificato dal dover dare il giusto peso tra l’idea e l’animazione di un banner che deve essere funzionale, deve essere eseguito bene, le immagini devono essere nitide e piacevoli. Per fortuna in passato ho lavorato con strumenti diversi e più complicati rispetto a quelli che ci sono oggi e questo ha contribuito ad alimentare in me la capacità di trovare soluzioni leggere e alternative anche a grandi progetti.

Cosa significa IM*MEDIA per te?

IM*MEDIA è stata per me la prima, vera esperienza lavorativa. È stata una maestra sotto tanti punti di vista, ho imparato come ci si rapporta con i colleghi, come ci si relaziona dentro un’agenzia, ho imparato tutti quei termini tecnici e ho imparato a gestire gli aspetti che un lavoro del genere comporta.

IM*MEDIA per me rappresenta una buona parte della mia vita; a volte ho come la sensazione di passare più tempo in agenzia che a casa ed è inevitabile che ti affezioni a tutto quello che fa parte del tuo lavoro. Un po’ come la sindrome di Stoccolma, prima o poi ti affezioni ai tuoi rapitori.

Abbiamo appena compiuto 20 anni. Quale pensi sia il punto di forza che ha contribuito alla crescita dell’agenzia?

Il punto di forza che secondo me ha contribuito alla sua crescita è il fatto che IM*MEDIA abbia sempre giocato in modo pulito. Molte volte ha rifiutato dei lavori che andavano contro i principi e i valori che l’hanno caratterizzata per 20 lunghi anni.

Non conosco molte altre realtà, ma si sa che spesso nel mondo lavorativo alcune volte prevale il guadagno piuttosto che l’etica.

Esistono tanti aspetti dell’agenzia che giorno dopo giorno sono importanti, il rispetto e la voglia di condividere molti momenti insieme anche al di fuori dell’agenzia.

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Che domanda difficile, che posso dire? Sono semplice e riservato.

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